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“… Antiche abitudini, pregiudizi inveterati, tenteranno ancora di ostacolare la fondazione della Repubblica degli Eguali. L'organizzazione dell'eguaglianza reale, l'unica che risponda a tutti i bisogni, senza far vittime, senza costare sacrifici, da principio forse non piacerà a tutti. L'egoista, l'ambizioso fremerà di rabbia. Quelli che possiedono ingiustamente grideranno all'ingiustizia. I godimenti esclusivi, i piaceri solitari, le comodità personali, causeranno vivi rimpianti a qualche individuo indifferente alle altrui pene. I fautori del potere assoluto, i vili sostegni dell'autorità arbitraria, piegheranno a stento le loro teste superbe sotto il livello dell'eguaglianza reale. La loro corta vista penetrerà difficilmente nel prossimo futuro della felicità comune; …”
Era il 1796 quando Babeuf e Buonarroti, quest’ultimo nientemeno che un discendente dell’artista italiano Michelangelo, organizzarono la congiura degli Eguali. L’impresa fallì a causa di un delatore, ma rimase scolpita nella storia grazie al racconto che il Buonarroti stesso diffuse negli anni a seguire.
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Il 12 febbraio del 2058 Pitambar Mukesh, primo ministro Indiano, si stava recando come di consueto al palazzo del Governo a Nuova Delhi. Camminando, pensava al percorso fatto per la nascita della Federazione Mondiale e proiettava la sua mente alle insidie e agli ostacoli da aggirare nell’immediato futuro. Era un sogno che si stava realizzando, forse le generazioni future lo avrebbero ricordato come il padre della Federazione. Un accenno di sorriso soddisfatto si disegnava sul suo viso. I suoni della città, caotica come sempre, il peso della sua valigetta sulla mano destra e l’aria tiepida con i soliti odori delle strade li percepiva in modo più distinto e cosciente del solito. Gli sembrava già di essere al tempo della Festa dei Colori.
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La linea di androidi Gamma Shadow di Novix era stata una scommessa temeraria, frutto di profonde riflessioni del fondatore dell’azienda Alfred Umbrao. Il consolidamento delle IA costruite secondo il modello umano era ormai talmente raffinato che distinguere processi cognitivi umani da quelli di questi sistemi era diventato impossibile. Questo però significava prevedibilità. Una IA percorreva gli stessi sentieri mentali di un uomo, anche se più velocemente e più efficacemente. Lo stesso ‘difetto’ era presente anche nella serie Alpha Shadow. Alfred aveva allora cominciato a sperimentare architetture mentali ‘aliene’.
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Il suono della richiesta di accesso mi distolse dall’acquisizione di dati. Diedi l’assenso con un cenno del capo e la proiezione olografica del mio collaboratore, Nevin, mi comparve davanti. “Direttore, un altro problema nella zona franca: in un tumulto due dei nostri sono rimasti uccisi. Si tratta di Aristotelis Jonas e Parth Kumar.” Comparvero le loro foto accanto a Nevin. Questo era in attesa di una mia reazione, rigido e concentrato, con gli occhi azzurri puntati su di me. Assunsi un aria pensosa, attesi qualche secondo: “Grazie Nevin, me ne occuperò direttamente”. Nevin fece un cenno del capo e si congedò, scomparendo con il suono secco e breve della chiusura della comunicazione olografica.
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Entrai nella sala dei test e simulai un po’ di ansia. Captai l’odore dell’adrenalina dei candidati, i feromoni umani erano facili da rilevare. Sentivo un vocio basso e costante. Attraversai lo scanner anti-robot e mi posizionai nella fila per il controllo successivo. L’uomo davanti a me colpì la mia attenzione per l’evidente nervosismo. Si muoveva con una certa rigidità e sudava. Pensai che con quel poco autocontrollo non avrebbe dovuto presentarsi per una posizione da addetto alla sicurezza. Si accorse che lo fissavo e mi sorrise bonariamente.