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Quando si era affacciato dalla finestra virtuale di San Pietro e aveva sentito pronunciare quelle parole dal cardinale al suo fianco:
“Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Elikyam, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Besungu, qui sibi nomen imposuit Matthiam."
un brivido l’aveva percorso lungo tutta la schiena e aveva sentito il peso e l’importanza di quel ruolo per la prima volta. Aveva comunque accennato un sorriso e vedendo quella marea sterminata di persone, rappresentate dai loro avatar, ma pur sempre terminali virtuali di esistenze reali, aveva provato un grande senso di solitudine e di inadeguatezza. Le parole, allora, gli erano uscite da sole, ispirate dallo Spirito Santo che sempre l’aveva guidato.
“Fratelli, sono qui per volere di Dio, per essere il servo dei servi per voi e per tutti gli uomini. Pregate perché la mia vita sia come quella dell’apostolo Mattia, una riparazione al tradimento di Giuda, del Giuda che attraversa la vita di tutti noi e che spesso è parte di noi.”
Il ricordo di quel giorno, ancora gli dava i brividi.
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“… Antiche abitudini, pregiudizi inveterati, tenteranno ancora di ostacolare la fondazione della Repubblica degli Eguali. L'organizzazione dell'eguaglianza reale, l'unica che risponda a tutti i bisogni, senza far vittime, senza costare sacrifici, da principio forse non piacerà a tutti. L'egoista, l'ambizioso fremerà di rabbia. Quelli che possiedono ingiustamente grideranno all'ingiustizia. I godimenti esclusivi, i piaceri solitari, le comodità personali, causeranno vivi rimpianti a qualche individuo indifferente alle altrui pene. I fautori del potere assoluto, i vili sostegni dell'autorità arbitraria, piegheranno a stento le loro teste superbe sotto il livello dell'eguaglianza reale. La loro corta vista penetrerà difficilmente nel prossimo futuro della felicità comune; …”
Era il 1796 quando Babeuf e Buonarroti, quest’ultimo nientemeno che un discendente dell’artista italiano Michelangelo, organizzarono la congiura degli Eguali. L’impresa fallì a causa di un delatore, ma rimase scolpita nella storia grazie al racconto che il Buonarroti stesso diffuse negli anni a seguire.
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Il 12 febbraio del 2058 Pitambar Mukesh, primo ministro Indiano, si stava recando come di consueto al palazzo del Governo a Nuova Delhi. Camminando, pensava al percorso fatto per la nascita della Federazione Mondiale e proiettava la sua mente alle insidie e agli ostacoli da aggirare nell’immediato futuro. Era un sogno che si stava realizzando, forse le generazioni future lo avrebbero ricordato come il padre della Federazione. Un accenno di sorriso soddisfatto si disegnava sul suo viso. I suoni della città, caotica come sempre, il peso della sua valigetta sulla mano destra e l’aria tiepida con i soliti odori delle strade li percepiva in modo più distinto e cosciente del solito. Gli sembrava già di essere al tempo della Festa dei Colori.
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La linea di androidi Gamma Shadow di Novix era stata una scommessa temeraria, frutto di profonde riflessioni del fondatore dell’azienda Alfred Umbrao. Il consolidamento delle IA costruite secondo il modello umano era ormai talmente raffinato che distinguere processi cognitivi umani da quelli di questi sistemi era diventato impossibile. Questo però significava prevedibilità. Una IA percorreva gli stessi sentieri mentali di un uomo, anche se più velocemente e più efficacemente. Lo stesso ‘difetto’ era presente anche nella serie Alpha Shadow. Alfred aveva allora cominciato a sperimentare architetture mentali ‘aliene’.
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Il suono della richiesta di accesso mi distolse dall’acquisizione di dati. Diedi l’assenso con un cenno del capo e la proiezione olografica del mio collaboratore, Nevin, mi comparve davanti. “Direttore, un altro problema nella zona franca: in un tumulto due dei nostri sono rimasti uccisi. Si tratta di Aristotelis Jonas e Parth Kumar.” Comparvero le loro foto accanto a Nevin. Questo era in attesa di una mia reazione, rigido e concentrato, con gli occhi azzurri puntati su di me. Assunsi un aria pensosa, attesi qualche secondo: “Grazie Nevin, me ne occuperò direttamente”. Nevin fece un cenno del capo e si congedò, scomparendo con il suono secco e breve della chiusura della comunicazione olografica.