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Sono nato nel 1972 e per questo forse i miei ricordi in tema di musica leggera si concentrano su cantanti, cantautori e band che hanno raggiunto la maturità tra la fine degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘90, quando ho attraversato l’adolescenza e sono entrato nell’età adulta. In questa soggettiva visione del panorama della musica italiana, la mia impressione forte è di aver vissuto un’epoca di grande varietà e ricchezza di stili e che dopo quel periodo l’Italia abbia perso la capacità di generare grandi autori e grandi cantanti. La memoria umana è un processo cognitivo complesso, non un recupero di dati registrati che vengono riportati all’attenzione della mente nell’atto del ricordare. Si tratta più di una rielaborazione di impressioni e tracce vagliate da una serie di filtri, che portano a pensare spesso i ricordi in modo molto diverso da come nella realtà si sono formati. Questa considerazione è oggi un’evidenza sperimentale delle neuroscienze e su questa base il tema del consolidamento dei ricordi nella memoria a lungo termine durante la fase del sonno profondo, è diventato un punto di partenza per ipotizzare terapie di contrasto al deterioramento cognitivo dato dall’età o da specifiche patologie.
Leggi tutto: La musica leggera italiana, la nostalgia e i ricordi
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Volevo parlare di questo cantautore italiano, morto giovanissimo, a 31 anni, e non di meno, vivo nella memoria di molte persone della sua generazione e anche di quelle successive.
Nato a Crotone nel 1950, ha vissuto e avviato la sua carriera di cantautore a Roma, dove peraltro conobbe altri cantautori come A. Venditti, F. De Gregori, R. Cocciante.
Di lui mi ha sempre colpito la mescolanza tra l’empatia, la carica emotiva che metteva nelle interpretazioni e il testo delle canzoni che spesso era costruito con il non senso come cardine, ed era pieno di rimandi a temi di rilevanza sociale e civile.