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La superficie delle cose è la parte visibile di esse, è quella esposta all’esterno, che le definisce e le distingue dal resto del mondo. Il concetto di superficie ha grande importanza nei processi conoscitivi, anche quando si parla di astrazioni. Pur essendo infatti l’oggetto iniziale di ogni conoscenza, di rado ne è però il fine ultimo.
In un certo senso possiamo vedere il mondo fenomenico come la superficie per l’azione conoscitiva delle discipline scientifiche. I modelli e le teorie che tentano di spiegare i fenomeni sono allora i tentativi di andare oltre.
Analogamente, l’aspetto e il comportamento di una persona possono essere visti come le dimensioni superficiali di una vita umana, la parte esposta al mondo.
Cosa c’è oltre la superficie delle vite? C’è sicuramente una corporeità nascosta alla vista, fatta di strutture cellulari, di organi e tessuti, ma ci sono anche un certo numero di sistemi complessi. Sicuramente la memoria, la coscienza e la coscienza di sé. C’è un mondo onirico, ci sono caratteristiche forse derivanti da fattori genetici e fattori esperienziali.
Sulla base di quello che sappiamo, sulla base della superficie delle vite quindi, potrei distinguere un essere dotato di esperienza cosciente da un sistema artificiale capace di riprodurne il comportamento?
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Il nostro mondo, interiore ed esterno, è fatto di confini, perché questo ci aiuta a muoverci al loro interno, sia in senso figurato che fisico. Nel mondo esterno abbiamo per esempio i confini tra gli stati, i confini tra le culture, i confini tra le classi sociali, i confini tra le discipline. Nel nostro mondo interiore abbiamo ad esempio il confine tra conscio e inconscio, tra i sogni e la rappresentazione della realtà, tra le emozioni e le percezioni.
Possiamo dire che il confine è un concetto che nasce dalla necessità razionale, psicologica e sociale di conoscere analiticamente quello che ci circonda e renderlo oggetto dei pensieri, descriverlo, parlarne.
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L’uso dell’IA sta rivoluzionando tutti gli aspetti della vita degli uomini. In molti casi il risultato è una semplificazione delle attività umane, in alcuni casi un’evoluzione prima non immaginabile, in altri casi la completa sostituzione del lavoro dell’uomo. L’utilizzo può essere positivo e virtuoso o pericoloso e malevolo, ma sempre sembra a tutti gli effetti una rivoluzione.
Un ragazzo nato negli ultimi 15-20 anni vive in un mondo dove molto di quello a cui le persone della generazione precedente erano abituate non c’è più o è radicalmente cambiato. La internet, gli smartphone, la potenza computazione dei computer di casa hanno portato a nuove abitudini, nuove professioni e nuove complessità individuali e sociali da affrontare.
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L’idea del controllo, o meglio la percezione che abbiamo di poter o meno influire in modo determinante su qualcosa o qualcuno è certamente condizionata dall’ambiente familiare, dalla società in cui si vive, dalla propria personalità e dalle proprie conoscenze e convinzioni.
In psicologia dagli anni ‘60 del 1900 è stato introdotto il concetto di luogo del controllo (“locus of control”).
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Quando un uomo riflette sul passato che lo ha preceduto e sul futuro che lo seguirà, può sentirsi smarrito. L’idea della sua assenza, della scomparsa del suo punto di vista potrebbe fargli sembrare il mondo un posto immaginario, forse addirittura inesistente, oppure freddo e distante, non curante delle assenze, ma solo delle presenze.
Esorcizzare questi pensieri e le sgradevoli sensazioni che l’accompagnano è quello che, a prescindere dalle intenzioni, fanno coloro che di sé lasciano traccia, con imprese, opere d’arte, scritti e invenzioni, condivisione di esperienze e saperi con i posteri, inclusa la procreazione.
Ma che accade davvero quando un uomo muore e lascia questo mondo?