Sono nato nel 1972 e per questo forse i miei ricordi in tema di musica leggera si concentrano su cantanti, cantautori e band che hanno raggiunto la maturità tra la fine degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘90, quando ho attraversato l’adolescenza e sono entrato nell’età adulta. In questa soggettiva visione del panorama della musica italiana, la mia impressione forte è di aver vissuto un’epoca di grande varietà e ricchezza di stili e che dopo quel periodo l’Italia abbia perso la capacità di generare grandi autori e grandi cantanti. La memoria umana è un processo cognitivo complesso, non un recupero di dati registrati che vengono riportati all’attenzione della mente nell’atto del ricordare. Si tratta più di una rielaborazione di impressioni e tracce vagliate da una serie di filtri, che portano a pensare spesso i ricordi in modo molto diverso da come nella realtà si sono formati. Questa considerazione è oggi un’evidenza sperimentale delle neuroscienze e su questa base il tema del consolidamento dei ricordi nella memoria a lungo termine durante la fase del sonno profondo, è diventato un punto di partenza per ipotizzare terapie di contrasto al deterioramento cognitivo dato dall’età o da specifiche patologie.

Al di là di questa nota che attiene alla ricerca scientifica e alla natura umana, quello che volevo sottolineare è che probabilmente il rimpianto dei bei tempi passati, e tutte le frasi che le persone della mia età in poi cominciano a sentire come vere, per esempio: “non ci sono più i cantautori di una volta”, “si va sempre peggiorando”, “un tempo sì che … ”, sono molto condizionati da quella nostra modalità di memorizzare e richiamare all’attenzione i ricordi. Per questo quando, come in questo caso, ritengo di vedere un degrado enorme in un certo aspetto del mondo intorno a me, per la musica leggera nello specifico, mi viene da pensare che varrebbe la pena cercare un riscontro oggettivo per dare un valore meno soggettivo alle impressioni. Qui il problema diventa più generale e mi rendo conto che la nostra mente modella la realtà che percepiamo secondo quella che abbiamo costruito dentro di noi con i ricordi, le abitudini e le esperienze dei primi 20-30 anni di vita. Gradatamente il nostro mondo interiore comincia a influire in modo determinante sulla formazione e il consolidamento dei nuovi ricordi e delle nuove esperienze.

In particolare posso semplificare questo pensiero dicendo che il mio gusto musicale formato nei primi 30 anni di vita, mi ha impedito di apprezzare, scoprire, dare una possibilità a quello che successivamente si è presentato nel mondo intorno a me. Il risultato è che conosco cantanti, cantautori e band in accordo al mio gusto e non ne conosco altri, dando a me stesso la forte impressione che non ve ne siano stati più da un certo momento in poi. Quello che dico è stato evidente quando ho stilato una lista di cantautori, cantanti e band che ho più apprezzato e poi con l’aiuto di un sistema di IA ho compilato una tabella con la loro provenienza geografica, la data del loro esordio musicale e la data del loro momento di successo più grande. La mia lista di poco più di 50 elementi ha portato alla conclusione che in effetti si tratta principalmente di autori che hanno raggiunto l’apice del successo nel mio periodo di maggiore crescita. La seguente infografica, anch’essa costruita con l’aiuto di una IA e con ricerche mirate su Internet, visualizza questa concentrazione temporale e geografica:

La lista che ho compilato è d’interesse relativo per i motivi che dicevo da un lato, dall’altro però rappresenta un punto di vista nello spazio e nel tempo che potrebbe valer la pena di raccontare.

Per esempio che ci siano stati dei raggruppamenti geografici significativi (Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna) è interessante e forse accostabile anche a indicatori economici come il PIL pro capite (con indice Italia=100, ottenuto componendo dati Istat e dati di Banca d’Italia). La ricchezza del panorama della musica italiana si evidenzia nelle regioni tra le più dotate di benessere economico per abitante.

In questo modo ovviamente sto associando un dato fortemente soggettivo (la lista dei cantanti, cantautori e band che conosco meglio) con uno oggettivo (PIL pro capite delle regioni negli ultimi 50 anni). Non avendo però pregiudizi legati alle provenienze regionali, il linguaggio, i temi trattati, comunque a mio parere rimane un’interessante lettura.

Sono cresciuto apprezzando lo stile nonsense dei testi di Rino Gaetano:

Chi mi dice "Ti amo"

Chi mi dice "Ti amo"

Ma togli il cane

Escluso il cane

Tutti gli altri son cattivi

Pressoché poco disponibili

Miscredenti e ortodossi

Di aforismi perduti nel nulla ...

 

la profondità quasi mistica di Battiato:

“… Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza

I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi

La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi ...”

 

la capacità empatica di De André:

“… Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

Col suo marchio speciale di speciale disperazione

E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

Per consegnare alla morte una goccia di splendore

Di umanità, di verità ...”

 

la narrazione da saggio cantastorie malinconico di Guccini:

“… Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po' ironiche e amare,

parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer.

E parlava, parlava, con me che lo stavo a sentire

mentre la sera d'estate non voleva morire...

Viveva di tutto e di niente, di vino che muove i ricordi,

di carità della gente, di dei e filosofi sordi...

Chiacchiere d' un ubriaco con salti di tempo e di spazio,

storie di sbornie e di amori che non capivano Orazio ...”

 

la sorprendente mescolanza di materialità e spiritualità di Mogol-Battisti:

“… La gioia della vita

La vita dentro agli occhi

Dei bambini denutriti

Allegramente malvestiti

Che nessun detersivo potente

Può aver veramente sbiaditi ...”

 

la capacità descrittiva del mondo interiore di Baglioni:

“… Come sarà

Spaccare il mondo in due

Sputare il nocciolo

Con quell'ingenuità

Delle canzoni mie

Di un cuore incredulo

Avremo le speranze

Di figli in prestito

Che presto cresceranno

Un anno è un attimo

E un cielo accenderanno

Comete come te ...”

 

l’ironia pungente di Bennato:

“… E sempre in fila per tre marciate tutti con me

E ricordatevi i libri di storia

Noi siamo i buoni perciò abbiamo sempre ragione

E andiamo dritti verso la gloria...

Ora sei un uomo e devi cooperare

Mettiti in fila senza protestare

E se fai il bravo ti faremo avere

Un posto fisso e la promozione …”

 

la sensibilità femminile di Mia Martini:

“… Non è bello dire a tutti ciò che senti dentro te

Ma chissà perché, se sei un po' giù

Puoi raccontare una favola vera

La stessa di sempre che è nata con te

Stella, stella che sparisci

Nello spazio di una sera

Quando il buio, tuo compagno

Ti nasconde, dove vai? ...”

 

e potrei continuare a lungo seguendo la lista.

Facendo analizzare da una IA il testo di alcune di queste canzoni che considero fortemente evocative, oppure poetiche, oppure molto profonde, ho potuto constatare quanto sia profonda la soggettività che mettiamo nei ricordi e quanto sia poco critico e molto benevolo l’occhio che guarda le memorie positive che ci portiamo dentro. Ovviamente ho chiesto analisi spietate che prescindono dal riscontro di pubblico, dall’autore e da qualsiasi altro elemento che non fosse il solo testo. Non smetterò di certo di ascoltare le canzoni che ho visto dissezionare e demolire pezzo per pezzo con una perizia linguistica e di pensiero straordinaria, ma certamente prima di dire a me stesso o ad altri frasi come “questa canzone è davvero una poesia” ci penserò bene …

Per inciso ho sottoposto allo stesso severo vaglio un testo di livello superiore, l’Infinito di Leopardi e il risultato è stato che la struttura semantica, linguistica e concettuale ha passato brillantemente l’esame, laddove i concetti espressi però hanno rimandato a una spietata analisi psicologica dell’autore.

La dimensione puramente testuale delle canzoni quindi a ben vedere non è una valida misura per stabilire un’oggettiva distanza di qualità. Quando con nostalgia penso ai testi di De André, di Guccini, di Battiato, di Baglioni e immagino differenze siderali tra i testi di autori moderni e quelli, sto facendo una comparazione che più realisticamente confronta quello che ho accolto nella mia memoria con quello che non ho accolto e presumibilmente non accoglierò.

Immagino di poter estendere questo ragionamento anche alle altre dimensioni della musica leggera, la musica, l’esecuzione strumentale e canora, l’interpretazione. Questo mi porta a pensare che le performance della PFM o delle Orme, o di altri che considero virtuosi, analogamente potrebbero essere dissezionate e ridotte a brandelli da una critica musicale severa a cui analogamente alla poesia di Leopardi, scamperebbero solo le opere di Mozart o Beethoven. Il valore della musica leggera è quindi nel potere di evocare sentimenti, ricordi ed emozioni in un contesto di soggettività.